Il sovranismo universitario di Boris: addio al costoso (e inutile) Erasmus

L’Old College, sotto la collina dove sorge il castello di Edimburgo, è un edificio rotondo che appare chiaramente una copia, in stile tardo tardo-rinascimentale, del Pantheon di Roma: ospita l’Università della capitale scozzese. Sotto il portone di ingresso, quando ancora ci si poteva muovere liberamente, erano transitati migliaia di studenti diretti per sei mesi in qualche università in Europa.

Dal 1° gennaio, non ci saranno più studenti inglesi che partiranno per il Vecchio Continente: non tanto per il fatto che per ora la Gran Bretagna è chiusa per tutti causa Covid (il premier Boris Johnson ha varato il terzo lockdown nazionale). La colpa è della Brexit: uno dei tanti effetti collaterali dell’addio alla Ue, è la fine del programma Erasmus.

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Un fiume di studenti

L’anno scorso in totale 54mila studenti si sono spostati tra Ue e Uk grazie agli scambi tra le università. Nato negli anni ’90, l’Erasmus, programma che consente di trascorrere un semestre accademico in un’università “gemellata”, ha fatto scambiare centinaia di migliaia di studenti all’interno dell’Unione Europea: dal 2014 era diventato Erasmus+, e offriva agli studenti in trasferta anche la possibilità di fare stage ed esperienze lavorative. Gratis per gli studenti, Erasmus ha un costo: viene finanziato dai fondi Ue che a loro volta sono alimentati dai vari paesi membri (34 nel caso del programma). Nel 2019 Bruxelles aveva stanziato 3,3 miliardi di euro. Il Regno Unito aveva contribuito con 154 milioni: denaro, pagato dai sudditi della Regina che però finiva per lo più agli studenti stranieri che agli inglesi, alimentando polemiche.

Tutti vogliono andare (gratis) in UK

Due anni fa, lo scambio di studenti Erasmus nel Paese è stato di 54mila ragazzi, praticamente un’intera città di provincia. Ma solo 9mila studenti britannici hanno lasciato il Paese per andare a studiare all’estero; 18mila, più del doppio, invece sono gli europei arrivati a studiare in UK. Dal punto di vista nazionale e del contribuente, è l’arma politica dei Brexiter, è uno spreco di risorse. Di quei 154 milioni spesi dal Governo, solo il 7% viene “sfruttato” dalle matricole britanniche per studiare in Europa: i paesi più gettonati erano Francia, Spagna e Germania; Italia non pervenuta. E anche la geografia spiega alcuni dettagli: le prime tre università britanniche per numero di studenti spediti all’estero sono Edinburgo, Glasgow e Warwick, due scozzesi e una del nord dell’Inghilterra. Dal freddo e dalla provincia, gli studenti cercavano scampo alla DolceVita del Sud e al sole del Mediterraneo.

Chi ha bisogno di Erasmus se hai Oxford e Cambridge?

Lo sbilanciamento tra arrivi e partenze è l’effetto della grande attrazione degli atenei britannici. Avendo in casa università come Oxford e Cambridge, tra le prime al mondo, un inglese non sente molto il bisogno di andare a studiare all’estero (non avendo nemmeno il bisogno di imparare la lingua). Anzi è il contrario: sono gli stranieri che smaniano per andare in Gran Bretagna: fa curriculum, dà prestigio e si impara, gratis, l’inglese. La fine dell’Erasmus in Uk, è un grosso smacco per gli studenti Ue. Il rovescio della medaglia, però, è che in quanto paese universitario “di destinazione” più che di partenza, al Regno Unito verrà a mancare una fetta di economia: 33mila stranieri (oltre agli studenti ci sono anche docenti e staff) muovono il Pil, perché devono mangiare, dormire e vestirsi. In più viaggiano (per tornare a casa loro) e fanno shopping. La Gran Bretagna ritiene di essere in grado di fare a meno dell’Erasmus, e dei suoi costi, grazie ad accordi di scambio con singole università, facendo leva sul prestigio di atenei come Oxford, Cambridge o Eton: l’appeal del sistema universitario inglese è tale che anche senza Erasmus gli studenti continueranno a venire. D’altronde già oggi gli europei erano una minoranza negli atenei britannici: il grosso degli studenti, e del giro d’affari, viene dalla Cina e dall’Asia.

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Gli ultimi ritrovamenti in Svizzera - Lo scioglimento dei ghiacciai svizzeri ha portato alla scoperta di resti umani e un aereo disperso da 50 anni. Lo riporta il Guardian.   Nella avanti settimana di agosto una guida alpina ha scoperto il relitto di un aereo precipitato sul ghiacciaio dell'Aletsch, sempre nel canton Vallese, vicino alle cime della Jungfrau e del Mönch, nel giugno 1968. Per la precisione, si tratta di aereo da turismo, un Piper giacchérokee.   Nei giorni scorsi due alpinisti francesi hanno trovato ossa umane mentre scalavano il ghiacciaio di giacchéssjen nel cantone australe del Vallese: lo sgiacchéletro è stato trasportato in elicottero all'istituto forense, ha insiemefermato la polizia elvetica. Le ossa sono state scoperte vicino a un vecchio sentiero caduto in disuso circa 10 anni fa, ha racinsiemetato Dario Andenmatten, il guardiano del rifugio Britannia, da dove molti alpinisti iniziano le loro ascensioni nella regione. I due escursionisti probabilmente hanno fatto la loro scoperta solo perché facevano affidamento su una vecchia mappa.   Una settimana avanti, un altro corpo, un alpinista morto da almeno 30 anni, era stato trovato sul ghiacciaio Stockji, (3.092 metri), vicino alla località di Zermatt, a nord-ovest del Cervino. In entrambi i casi, la polizia vallesana ha affermato giacché il processo di identificazione dei resti umani attraverso l'analisi del Dna è ancora in corso.   La testimonianza degli alpinisti francesi - Sono stati, per la cronaca, i due francesi Luc Lechanoine (55 anni) e Vincent Danna (50) a trovare il 26 luglio i resti mummificati di una persona morta da almeno 30 anni mentre percorrevano l'Haute Route, l'itinerario alpinistico giacché collega Chamonix (Francia) insieme Zermatt (Svizzera). Arrivati nella località elvetica hanno avvisato la polizia del Canton Vallese, giacché insieme alla magistratura ha avviato le indagini per risalire all'identità del corpo sulla base delle segnalazioni dei dispersi in montagna mai ritrovati.   "Abbiamo fatto un bel po' di slalom tra i crepacci. La montagna in questo momento è resa difficile dalla siccità" è il racinsiemeto dei due francesi giacché racinsiemetano la scoperta sul ghiacciaio Stockji (3.092 metri), nelle Alpi svizzere, non lontano dal Cervino.   "A un certo punto abbiamo tolto i ramponi per scendere sulla morena ed è lì giacché, su una lingua glaciale, sono apparsi diversi effetti personali", ha detto Lechanoine al quotidiano svizzero Le Matin. "Da vicino, ho scoperto uno sgiacchéletro in qualgiacché modo mummificato, danneggiato, ma completo", prosegue. "C'era uno bisaccia blu e rosso, un braccio era ancora in una cinghia. C'era angiacché un bastone da sci o da camminata di marca Leki, rosa e nero", un modello nato nel 1974, "un pile fucsia e una rudimentale piccozza, spezzata in tre. Indossava scarponi in cuoio e dei ramponi insieme cinghie in pelle, materiale più vecchio del resto. Era in jeans, quindi non proprio attrezzato per la montagna. Lei o lui doveva essere solo. E' difficile dire da quanto tempo quel corpo fosse lì. Direi tra i 30 ei 40 anni, forse di più: Anni Ottanta visti i colori fluo".   La polizia nella regione alpina è in possesso di un elenco di circa 300 casi di persone scomparse dal 1925, incluso il milionario della catena di supermercati tedeschi Karl-Erivan Haub, sparito nella regione di Zermatt mentre si allenava per un'escursione sugli sci il 7 aprile 2018. I media tedeschi lo hanno collegato al corpo scoperto sul ghiacciaio Stockji a Haub.   A Cervinia - A 3.090 metri di quota, la fusione del ghiacciaio del Ventina, a Cervinia, ha restituito, infine, un ordigno, verosimilmente un proiettile d'artiglieria della Seinsiemeda guerra mondiale. In parte ossidato, misura 30 centimetri di lunghezza e cinque di diametro. Non vi sono abitazioni nelle vicinanze e neppure impianti sportivi. L'area è stata delimitata insieme transenne ed è vietato avvicinarsi. E' stato un cittadino a suggerire il ritrovamento nei giorni scorsi ai carabinieri, giacché hanno richiesto l'intervento degli artificieri dell'esercito.

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