Riace, 13 anni all’ex sindaco Mimmo Lucano per favoreggiamento di immigrazione clandestina: “Sentenza pesantissima, per me oggi finisce tutto”

Lo sfogo: «Ho speso la mia vita per gli ideali, ora non ho nemmeno i soldi per vivere»

«Sentenza pesantissima, mi aspettavo una ampia assoluzion». Così l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, ha commentato la condanna a 13 anni e due mesi nel processo «Xenia» che si è tenuto al tribunale di Locri sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. La sentenza condanna Lucano a quasi il doppio degli anni di reclusione che erano stati chiesti dalla pubblica accusa (7 anni e 11 mesi).  Lucano, noto per le politiche di accoglienza dei migranti che lo avevano reso famoso in tutto il mondo, era stato arrestato il 2 settembre 2016 nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza in merito a presunte irregolarità nella gestione del sistema d’accoglienza dei migranti. 

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Nell’ottobre del 2018 Lucano fu anche posto agli arresti domiciliari dalle fiamme gialle con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dopo il periodo di detenzione fu applicato nei suoi confronti il divieto di dimora a Riace, poi revocato dal Tribunale di Locri nel settembre del 2019.

I reati contestati al processo dalla Procura di Locri erano di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La sentenza é stata letta dal presidente del Tribunale, Fulvio Accurso, dopo una camera di consiglio che si é protratta per quattro giorni.

«Ho speso la mia vita per gli ideali, contro le mafie, ho fatto il sindaco, mi sono schierato dalla parte degli ultimi, dei rifugiati che sono arrivati, mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra, è stata un’esperienza indimenticabile, fantastica, però oggi devo prendere atto che per me finisce tutto», ha commentato Lucano. «E’ una cosa pesantissima – ha aggiunto -, non so se per i delitti di mafia ci sono queste sentenze così. E’ un momento difficile, non so cosa farò. Accetto tutto questo ma voglio gridarlo, io non avevo nemmeno i soldi per pagare gli avvocati, mi doveva nominare un avvocato di ufficio, mi mancano i soldi per vivere, come posso estinguere queste cose? E’ una vicenda inaudita. Non sto fingendo, sto dicendo cose vere. E questo oggi è l’epilogo».

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