«Siamo uguali, abbiamo un legame fortissimo. Senza di lui sarei persa »- Corriere.it

di Eleonora Cozzari

La palleggiatrice dell’Italia del volley campione d’Europa stata accolta a casa dall’affetto dei nonni, a cui ha regalato la medaglia d’oro vinta in Serbia

Nonno Peppino ha quasi 90 anni. Quando torna a Narbolia, 1800 abitanti in provincia di Oristano (a Milano, per dire, stanno tutti in una via) Alessia Orro indossa ancora la tuta della Nazionale. Lui la guarda un po’ in disparte. Ma ha gi gli occhi lucidi per la commozione. La palleggiatrice dell’Italia campione d’Europa, prima si fa coccolare da nonna Palmira, braccia lunghe che hanno ospitato generazioni. Poi si gira verso di lui, vieni qua gli dice, ma lei ad andargli incontro e nonno Peppino non trattiene le lacrime. Un nonno, padre due volte. Allora Alessia gli prende il viso tra le mani, lo abbraccia tenendolo stretto come infinite volte ha fatto quell’uomo con lei e gli mette al collo quella medaglia d’oro in un gesto che non solo commovente, ma soprattutto un atto di gratitudine.

Io sono il suo specchio – dice la campionessa di pallavolo – la testardaggine che mi caratterizza la sua. Da piccola, quando i miei genitori lavoravano io e mia sorella stavamo con loro. Io mi infilavo nel lettone perch avevo bisogno d’affetto e lo trovavo sempre tra le loro braccia. Io e mio nonno siamo uguali, dobbiamo sempre avere l’ultima parola e non molliamo mai, ci rialziamo dopo ogni caduta. Dopo il primo ictus che l’ha colpito, l’ho trovato sopra una scala a raccogliere le olive. Abbiamo un legame fortissimo e sarei una persona persa senza di lui.

Ventitr anni, sarda fino al midollo, Alessia Orro ha attraversato tutte le vite possibili: da ragazzina precoce (a 17 anni campionessa mondiale juniores, a 18 i primi Giochi da titolare) poi messa da parte (al Mondiale 2018 dove le azzurre hanno vinto l’argento non era neanche convocata) a titolare in questi Europei. tutta la vita che gioco a pallavolo e lo faccio perch sento l’adrenalina scorrermi dentro. Dopo essermi sentita un niente mi sono detta: sii la prima che arriva in palestra e l’ultima ad andarsene e dimostra ogni giorno che ti puoi riprendere quella maglia. Sono una donna sarda dopotutto. L’ha fatto.

Ai Giochi si alternava con l’altra regista azzurra, Lia Malinov, agli Europei Mazzanti l’ha promossa titolare. arrivato l’oro. un ruolo d’esperienza. Mi paragonano alla palleggiatrice di Conegliano (Wolosz) o a quella della Serbia (Ognjenovic) quando vogliono farmi sentire inferiore, ma non si ricordano che io ho dieci anni di meno. E ci metter anima e corpo per diventare la pi forte. Intanto, l’intesa in campo con Paola Egonu stata sotto gli occhi di tutti. Con Paola ho condiviso tutta la mia vita sportiva. Da quando ragazzine siamo arrivate al Club Italia ad oggi. Abbiamo un bellissimo rapporto ed una persona molto dolce anche se da fuori non sembra perch indossa una corazza. La palla che predilige? L’abbiamo trovata ma lei sa che deve attaccare qualsiasi pallone, perch questo che fa la differenza.

La polemica sui social ancora fresca e lei la porta su un piano ancora diverso: Ne abbiamo parlato con Mazzanti e lui ci ha chiesto scusa per il messaggio che alla fine passato. Ma posso dire una cosa? Prego. Io i social li uso anche nel Club (gioca a Monza, ndr) e nonostante questo ho vinto una coppa europea. C’ anche un lavoro dietro ogni post. Ci sono gli sponsor. Non solo un passatempo. Ma cosa ha funzionato agli Europei che a Tokyo proprio no? Avevamo un altro tipo di atteggiamento perch i Giochi sono una competizione a s. Non riesci sempre a controllare le infinite emozioni che ti arrivano, sei in un altro mondo e in campo non sapevamo come uscire dalle difficolt. Agli Europei invece le difficolt ci hanno fatto giocare meglio. Guardate il primo set perso contro la Serbia. La cosa che mi rende pi felice aver riportato l’Italia sul gradino pi alto del podio. Abbiamo dimostrato che il nostro valore non era solo sulla carta, ma in campo.

Mamma allenatrice di pallavolo e pap campione di Endurance. La rincorsa di Alessia Orro parte da qui. A 25 chilometri da Oristano la mia famiglia ha un’azienda agricola. L’ha costruita da zero mio nonno Peppino, che guai a chi gli toccava le sue pecore. Io l avevo i miei cavalli invece, perch anche io ho gareggiato in passato. L’Endurance equestre una disciplina durissima, una gara di resistenza, io facevo tappe di 30 chilometri. Amavo molto cavalcare ma quando la pallavolo diventata un lavoro ho dovuto smettere per paura di infortuni. Ecco allora da dove arriva la sua capacit di resistenza. Ah no, quello il dna sardo. E di nonno Peppino.

9 settembre 2021 (modifica il 9 settembre 2021 | 15:14)

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